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giovedì 6 novembre 2014

Plasil gocce ritirato dal mercato

L’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) ha ritirato dal mercato Plasil Gocce, un comune farmaco anti vomito.
Il metoclopramide, principio attivo alla base del farmaco, impiegato comunemente per i casi di vomito, diarrea, spasmi intestinali, nausea e intossicazioni alimentari non è consigliabile se assunto in formulazione liquida orale con concentrazione superiore a 1 mg/ml.

Oltre al Plasil gocce, stop anche al QUINAPRIL EG 20 mg 14 capsule, lotto n 148821 della ditta EG Spa a causa dell’errata denominazione del medicinale sul blister e sul confezionamento esterno.

Il terzo medicinale che non troverà più spazio in farmacia è l’OCTAGAM 5% 200 ml, lotti n C 337A8481 e C340A8482, AIC 035143039 della ditta Octapharma Italy Spa. Il ritiro è stato disposto a seguito delle segnalazioni sulla non conformità con alcuni limiti stabiliti dal Paul Ehrlich Istitute (PEI) dopo l’incremento di reazioni avverse non gravi relative al farmaco Octagam 10%).
   
http://www.policliniconews.it
http://www.retenews24.it
https://farmaci.agenziafarmaco.gov.it

L’AIFA aggiorna la Nota 66: nuove indicazioni per nimesulide

L’Agenzia Italiana del Farmaco ha aggiornato la Nota 66 (G.U. n. 197 del 24/08/2012) nella quale viene indicato che il farmaco antinfiammatorio nimesulide potrà essere prescritto a carico del SSN per il trattamento di breve durata del dolore acuto.
Nimesulide è stato infatti recentemente riesaminato dall’EMA dopo le pubblicazioni riguardanti casi di insufficienza epatica fulminante. Il Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) dell’Agenzia Europea dei Medicinali ha valutato i dati provenienti da segnalazioni spontanee, studi epidemiologici, analisi aggregate e metanalisi e ha concluso che i benefici delle formulazioni sistemiche di nimesulide sono ancora superiori ai rischi. Tuttavia, raccomanda che l’uso di nimesulide sia circoscritto alle condizioni in acuto e che non sia più impiegato per uso sistemico nel trattamento dell’osteoartrosi dolorosa che, essendo una condizione cronica, accresce il rischio che sia assunto a lungo termine, con un conseguente aumento del rischio di danno epatico.
Il parere del CHMP, a seguito della conclusione della procedura di Referral ai sensi dell’articolo 31 della direttiva 2001/83/CE, è stato recepito in toto dalla Commissione Europea (CE), la cui decisione è stata pubblicata nella gazzetta ufficiale europea nel gennaio 2012.
In sintesi, nimesulide dovrà essere prescritto esclusivamente per il trattamento di seconda linea ed è indicato soltanto nel trattamento del dolore acuto.

Nota 66 ( Leggi la nota 66 )
La prescrizione dei farmaci antinfiammatori non steroidei a carico del SSN, limitatamente ai seguenti principi attivi: aceclofenac, acemetacina, acido mefenamico, acido tiaprofenico, amtolmetina guacile, celecoxib, cinnoxicam, dexibuprofene, diclofenac, diclofenac + misoprostolo, etoricoxib, fentiazac, flurbiprofene, furprofene, ibuprofene, indometacina, ketoprofene, Lornoxicam, meloxicam, nabumetone, naprossene, oxaprozina, piroxicam, proglumetacina, sulindac, tenoxicam.
è limitata alle seguenti condizioni patologiche: 
  • Artropatie su base connettivitica
  • Osteoartrosi in fase algica o infiammatoria
  • Dolore neoplastico
  • Attacco acuto di gotta.
La prescrizione del Nimesulide è limitata per il trattamento di breve durata del dolore acuto nell’ambito delle patologie sopra descritte. In sintesi nimesulide va prescritta esclusivamente per il trattamento di seconda linea ed è indicata soltanto nel trattamento del dolore acuto.

Nel recente passato la letteratura scientifica si è spesso occupata della sicurezza dei farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) selettivi, e non, della ciclossigenasi 2.
La differenza principale tra i diversi FANS risiede nell’incidenza e nel tipo di effetti indesiderati. Prima di intraprendere la terapia il medico dovrebbe valutare i benefici e i possibili effetti collaterali. La differenza di attività dei vari FANS riflette la selettività nell’inibizione dei diversi tipi di ciclossigenasi; l’inibizione selettiva della ciclossigenasi 2 può migliorare la tollerabilità gastrica, ma molti altri fattori influiscono sulla tollerabilità gastrointestinale e questi, e altri effetti indesiderati, dovrebbero essere valutati nella scelta di un dato FANS.
  
A dosi elevate e nel trattamento a lungo termine, i FANS non selettivi potrebbero comportare un lieve aumento del rischio di eventi trombotici (come infarto miocardico e ictus). Il diclofenac e l’etoricoxib aumentano il rischio trombotico, mentre il naprossene è associato a un rischio inferiore. Dosi elevate di ibuprofene (2,4 g al giorno) possono determinare un lieve aumento di rischi trombotici, mentre dosi basse del farmaco (1,2 g al giorno o meno) non aumentano il rischio di infarto miocardico. Le diverse raccomandazioni emanate a tal proposito dalle agenzie regolatorie, quali EMEA e FDA, possono sinteticamente riassumersi nella raccomandazione generale di utilizzare i FANS o gli inibitori selettivi della ciclossigenasi 2, nel trattamento sintomatico, alla dose minima efficace e per il periodo più breve possibile; si raccomanda, inoltre, nel caso di trattamento a lungo termine, di considerarne periodicamente la necessità. Recenti studi suggeriscono che l’uso dei FANS (soprattutto ad alte dosi) e nel trattamento a lungo termine può essere associato a un piccolo aumento del rischio di eventi trombotici arteriosi. Uno studio evidenzia che anche l’uso a breve termine (meno di una settimana) dei FANS può essere associato a un aumentato rischio di morte e di infarto miocardico (IM) ricorrente  in pazienti con pregresso IM. Un altro studio suggerisce che l’uso dei FANS può essere associato a un aumentato rischio di fibrillazione atriale o di flutter atriale
Tutti i FANS sono associati a tossicità gastrointestinale grave; il rischio maggiore è per gli anziani. Studi recenti condotti su 7 FANS per via orale, per valutarne la sicurezza, hanno dimostrato notevoli differenze nel rischio di insorgenza di gravi effetti indesiderati a livello del tratto gastrointestinale alto. L’azapropazone è il farmaco gravato dai rischi maggiori (ritirato dal commercio) e l’ibuprofene il meglio tollerato; ketoprofene, indometacina, naprossene e diclofenac hanno un rischio intermedio. Piroxicam e ketorolac hanno dimostrato un maggior rischio gastrolesivo, per cui l’EMEA ne ha limitato l’uso (v. RCP dei due prodotti).
La combinazione di FANS e acido acetilsalicilico a basso dosaggio aumenta il rischio di effetti gastrointestinali; tale associazione deve essere utilizzata solo se è assolutamente necessaria e il paziente è monitorato. Dati preliminari farebbero ipotizzare una riduzione dell’effetto antiaggregante dell’ASA a basso dosaggio con alcuni FANS (ibuprofene e diclofenac), ma i tempi di somministrazione sono critici. Quest’azione di inibizione non parrebbe essere esercitata dal naprossene.

Tratto da
Pillole dal Mondo n. 113 del 14/09/2012  http://www.agenziafarmaco.gov.it

lunedì 3 novembre 2014

Pericolo infarto per chi usa abitualmente farmaci con ibuprofene e diclofenac 

I famosi medicinali che vengono usati, di solito, per curare qualsiasi tipo di dolore, dal mal di testa al mal di schiena aumenterebbero il rischio di infarto fino al 55% in più. Lo studio condotto da due ricercatrici dell’Università di Nottingham è stato diffuso dal noto quotidiano britannico The Guardian e ha rilevato una percentuale maggiore del rischio di infarto nei soggetti che assumono farmaci contenenti come principio attivo ibuprofene e diclofenac.
Ecco una lista di farmaci che contengono come principi attivi
Ibuprofene
Fenextra, Seractil, Arfen, Brufen, Subitene, Spidifen, Antalfort, Nurofen febbre e dolore bambini, Sinifev, Antalfebal bambini, Ginenorm, Edenil, Moment, Cibalgina, Calmine, Antalgil, Algofen,   Buscofen,  Gineflor, Nurofen, Dolofast, Vicks febbre e dolore, Seractil, Nurofast, Vicks flu-action...
Diclofenac
Algosenac, Deflamat, Dealgic, Diclofan, Fender, Forgernac, Flogofenac, Fenadol, Dicloreum, Voltaren, Voltfast, Artrotec, Pensaid, Diclotears, Diclocular, Dropflam, Dicloftil, Flector, Novapirina, Ribex flu, Solaraze, Itami, Doroxan, Dicloral, Voltadol, Flector, Traulen, Zeroflog, Leviogel, Voltadvance, Dolaut, Eminocs...

Allarme Voltaren, Moment, Buscofen e altri 24 medicinali noti. Pericolo infarto per chi li usa abitualmente. Ecco quali. - A cura di Maria Romano - http://www.retenews24.it
Farmaci e rischio di infarto, sotto accusa Moment e Voltaren - http://www.net1news.org
Farmaci Con Ibuprofene - http://www.medicofacile.it
Farmaci con Diclofenac - http://www.medicofacile.it


Should I stop taking Ibuprofen?
Ibuprofen has been linked to an increased risk of heart attack, stroke and damage to the small intestine. Is it time to take paracetamol instead? 
Luisa Dillner - The Guardian, Sunday 27 April 2014 19.00 BST  http://www.theguardian.com
Ibuprofen tablets. Photograph: Paul Mogfordache/Alamy

It is a mainstay of most medicine cabinets, the painkiller of choice for headaches, back pain and muscle soreness. Ibuprofen is more than 50 years old and one of the most popular non-steroidal anti-inflammatory drugs (NSAID). These drugs reduce inflammation by blocking the enzymes (COX-1 and COX-2) needed to make prostaglandins – chemicals released in response to injury or illness and which cause pain, swelling or fever. Unfortunately, prostaglandins also protect the stomach lining by reducing acid production and increasing mucus, so their blockage can cause stomach bleeding and ulcers, especially in older people.
This has been known for years, but more recently some NSAIDs have been linked to increases in the risk of heart attack (high doses leading to one fatal heart attack for every 1,000 people a year using the drugs), stroke and damage to the small intestine. According to Dr Alessio Fasano, director of the Centre for Coeliac Research at Massachusetts general hospital, they may, in genetically predisposed people, also increase the risk of coeliac disease. By making the small intestine leaky, these drugs allow gluten into the bloodstream and set up an autoimmune response.


Vascular and upper gastrointestinal effects of non-steroidal anti-inflammatory drugs: meta-analyses of individual participant data from randomised trials
The Lancet, Volume 382, Issue 9894, Pages 769 - 779, 31 August 2013
doi:10.1016/S0140-6736(13)60900-9Cite or Link Using DOI
This article can be found in the following collections: Cardiology & Vascular Medicine (Cardiology & vascular-other); Gastroenterology (Gastroenterology-other) - Published Online: 30 May 2013

http://www.thelancet.com 

The vascular and gastrointestinal effects of non-steroidal anti-inflammatory drugs (NSAIDs), including selective COX-2 inhibitors (coxibs) and traditional non-steroidal anti-inflammatory drugs (tNSAIDs), are not well characterised, particularly in patients at increased risk of vascular disease. 

Major vascular events were increased by about a third by a coxib or diclofenac, chiefly due to an increase in major coronary events. Ibuprofen also significantly increased major coronary events, but not major vascular events. Compared with placebo, of 1000 patients allocated to a coxib or diclofenac for a year, three more had major vascular events, one of which was fatal. Naproxen did not significantly increase major vascular events. Vascular death was increased significantly by coxibs and diclofenac non-significantly by ibuprofen, but not by naproxen. The proportional effects on major vascular events were independent of baseline characteristics, including vascular risk. Heart failure risk was roughly doubled by all NSAIDs. All NSAID regimens increased upper gastrointestinal complications.
The vascular risks of high-dose diclofenac, and possibly ibuprofen, are comparable to coxibs, whereas high-dose naproxen is associated with less vascular risk than other NSAIDs. Although NSAIDs increase vascular and gastrointestinal risks, the size of these risks can be predicted, which could help guide clinical decision making.
Funding: UK Medical Research Council and British Heart Foundation.



Research Shows Link Between NSAID Use and Gut Disease
Popping an ibuprofen after a workout or for a headache seems safe enough, right? Recent research shows the OTC drug could be contributing to leaky gut syndrome and celiac disease
.
Leaky Gut  04.21.14 - http://www.thedailybeast.com

Anyone who suffers from gluten sensitivity, intolerance, or celiac disease knows how troublesome the problem is. Unlike some immediately life-threatening allergies, such as peanut or seafood, gluten allergies don’t send their sufferers into anaphylactic shock. Rather, those who suffer from gluten sensitivities and celiac disease have a myriad of potential problems to deal with, including gastro-intestinal problems, hives, pain, arthritis, and even cloudy thinking and depression.
Recently, some gluten-free champions have revisited studies from the past 20 years that show NSAIDs (non-steroidal anti-inflammatory drugs) such as ibuprofen might just play a contributing role by increasing the likelihood of leaky gut syndrome. According to one NIH study, “All the conventional NSAIDs studied were equally associated with small intestinal inflammation apart from aspirin…” and “intestinal permeability changes were significantly more pronounced” with some of the tests.
Dr. Alessio Fasano, the director of the Center for Celiac Research at Massachusetts General Hospital, agrees. “There are many factors that seem to play a role. The use and abuse of antibiotics—anything that affects the macrobiotics of the gut.”
Fasano says that those born by C-section seem to have higher likelihood of developing gluten sensitivities, and those who were breast fed seem to be protected from it. “But this is all ‘a work in progress’… [that] we are trying to confirm or refute.”
“From what we understand, [with NSAIDs] one of the side effects is that they can affect the permeability of the gut,” says Fasano. “Now, you have increased passage of gluten, and if you are genetically predisposed, you can develop celiac or gluten-intolerance.”
Fasano says patients need to ask themselves, “What are the pros and cons of taking this drug?” For someone who has chronic inflammation who cannot take steroids all the time, it might be beneficial to take NSAIDs to deal with the problem, but for someone who suffers regularly from a runny nose, “it would be better if you don’t take it.”

lunedì 21 luglio 2014

Telefoni cellulari e salute

Consiglio Superiore di Sanità: Raccomandazioni per ridurre l’esposizione al campo delle onde elettromagnetiche
Nel 2011 i campi elettromagnetici in radiofrequenza, come quelli prodotti dai telefoni mobili, sono stati classificati dall’OMS come “possibilmente cancerogeni”. Si tratta del livello più basso nella scala di valutazione dell’Agenzia sui fattori di rischio dei tumori.
Studi sull’argomento sono in corso per valutare gli effetti a lungo termine dell’uso dei telefoni cellulari e delle radiofrequenze.
A tale proposito il Consiglio Superiore di Sanità ha divulgato una serie di raccomandazioni per ridurre l’espozione al campo delle onde elettromagnetiche.
Queste, in sintesi,  i comportamenti cautelativi da adottare:
  • educare i bambini ad un uso limitato del cellulare (presentare ai bambini il telefono come uno strumento di comunicazione da usarsi nelle situazioni di necessità, e non come un comune oggetto di gioco)
  • utilizzare sistemi come l’auricolare e il viva-voce (dispositivi a mani libere) che consentono di allontanare la testa e il corpo dal cellulare
  • effettuare telefonate preferibilmente in condizioni di alta ricezione del segnale e in zone ad alta copertura dalle reti di telefonia mobile
  • limitare, sia nel numero che nella durata, le telefonate con il cellulare
  • utilizzare i messaggi di testo
  • limitare alle situazioni di necessità l’uso del telefono in auto e durante la guida, anche ove si utilizzino sistemi in viva voce e a mani libere.
  • non fare uso di dispositivi commerciali pubblicizzati come in grado di ridurre i livelli di esposizione del telefono, la cui efficacia non è in realtà mai stata dimostrata ed anzi possono sortire l’effetto contrario
  • non tenere il cellulare acceso negli ospedali (attenersi alla segnaletica), o dove sono presenti apparecchiature elettromedicali
  • per i portatori di pace-maker o di altri dispositivi medici attivi, non mantenere il telefono in prossimità o a contatto con l’impianto (ad esempio nel taschino della giacca sul lato dell’impianto stesso) così da prevenire eventuali interferenze sul corretto funzionamento del dispositivo
Rischi da uso non appropriato dei telefoni cellulari
Il Consiglio superiore di sanità ha affrontato la questione dei rischi potenziali di uno smodato uso di telefoni cellulari nella seduta del 15 novembre 2011. In linea con gli studi dell’Agenzia internazionale della ricerca sul cancro (IARC) e in accordo con l’Istituto superiore di sanità, il Consiglio superiore rileva che non è stato finora dimostrato alcun rapporto di causalità tra l’esposizione a radio frequenze e le patologie tumorali. Tuttavia le conoscenze scientifiche oggi non consentono di escludere l’esistenza di causalità quando si fa un uso molto intenso del telefono cellulare. Va quindi applicato, soprattutto per quanto riguarda i bambini,  il principio di precauzione, che significa anche l’educazione ad un utilizzo non indiscriminato, ma appropriato, quindi limitato alle situazioni di vera necessità, del telefono cellulare. Il Ministero della Salute avvierà una campagna di informazione sulla base delle ultime relazioni degli organismi tecnico-scientifici per sensibilizzare proprio a tale uso appropriato.
Testo tratto da
http://www.salute.gov.it

Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)
Tutti i dispositivi a radiofrequenza, per poter essere immessi sul mercato, devono rispondere ai requisiti di sicurezza basati sulle conoscenze scientifiche più aggiornate e definiti da organizzazioni internazionali di esperti riconosciute dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
L’incredibile successo commerciale dei telefoni mobili è stato accompagnato, tuttavia, da preoccupazioni riguardo ad effetti negativi sulla salute eventualmente associati al loro utilizzo.
L’OMS ha risposto ai timori sui rischi dei campi elettromagnetici avviando nel 1996 il Progetto Internazionale Campi Elettromagnetici.
Le evidenze scientifiche attualmente disponibili tendono, nel loro complesso, a deporre contro l’ipotesi che l’uso dei telefoni cellulari comporti un incremento del rischio di tumori intracranici.
D’altra parte, non sono ancora disponibili osservazioni a distanze superiori ai 15 anni dall’inizio dell’uso e per esposizioni iniziate durate l’infanzia e l’adolescenza. Pertanto, in linea con quanto raccomandato dall’OMS, è opportuno proseguire la sorveglianza epidemiologica dell’andamento dei tumori cerebrali nel tempo e gli studi di coorte prospettici attualmente in corso.

Testo tratto da
http://www.salute.gov.it

--- ARTICOLI DA LEGGERE ---
Onde elettromagnetiche, siamo cavie di un laboratorio a cielo aperto
di Elisa Finocchiaro | 27 novembre 2012
http://www.ilfattoquotidiano.it
Cancro al cervello dopo anni di cellulare. Cassazione: “C’è legame, sì all’invalidità”
Una sentenza riconosce per la prima volta in Italia un rapporto diretto tra l'abuso di cordless e cellulari e il tumore. Un manager bresciano perde contro l'Inail. La Suprema Corte ha riconosciuto come più attendibili gli studi indipendenti e non cofinanziati dai produttori
di Redazione Il Fatto Quotidiano | 18 ottobre 2012
http://www.ilfattoquotidiano.it
Oms: “I telefonini provocano il cancro”. Ma il mondo scientifico resta diviso
Da vent'anni si susseguono studi che dimostrano, a fasi alterne, l'alta pericolosità dei dispositivi mobili per il cervello oppure tesi opposte. Ora l'Organizzazione mondiale della Sanità mette un punto fermo, ma avverte: "Prima di arrivare a conclusioni serviranno altri anni di studio"
di Redazione Il Fatto Quotidiano | 6 giugno 2011
http://www.ilfattoquotidiano.it

--- PER CAPIRE E RIFLETTERE ---
Le Iene, puntata del 17/02/2013
VIVIANI: Cellulari e onde elettromagnetiche
Alcuni accorgimenti per attenuare l'assorbimento delle onde elettromagnetiche.
http://www.video.mediaset.it
http://www.iene.mediaset.it

REPORT, Rai Tre, Puntata del 27/11/2011:
"L'ONDA LUNGA, danni dei cellulari sulla salute e smaltimento rifiuti".
http://www.rai.tv
http://www.report.rai.it

--- INFORMAZIONI IMPORTANTI ---
 Come funziona un telefono cellulare
I telefoni mobili sono ricetrasmittenti a bassa potenza (i valori massimi di potenza emessa non superano 2 Watt) che per comunicare utilizzano segnali a radiofrequenza (RF) nella banda di frequenza compresa tra 450 e 2600 MHz.
La tecnologia della telefonia cellulare si basa sullo scambio di segnali elettromagnetici tra i terminali (i telefoni cellulari) e gli impianti fissi (le stazioni radio base), che convogliano i segnali prodotti dai terminali su reti fisse di più ampie dimensioni, e rimandano al terminale stesso i segnali da queste ricevute.
Le stazioni radio base coprono il territorio secondo una configurazione a celle, in modo che ogni cella sia servita da almeno un impianto fisso.
Ciascuna cella serve un’area fino a distanze dall’impianto che possono variare da qualche centinaio di metri a qualche chilometro, in funzione della tipologia del territorio e del numero di utenze da garantire.
La potenza emessa dai telefoni e dalle stazioni fisse è strettamente limitata a quella utile per coprire la distanza tra terminale e stazione e viceversa, ed è automaticamente ottimizzata istante per istante in funzione della distanza tra di essi. 
La normativa sulla sicurezza
Tutti i telefoni cellulari immessi nel mercato europeo devono soddisfare i requisiti e gli standard definiti dalla Direttiva 1999/5/CE, sulle apparecchiature radio e le apparecchiature terminali di telecomunicazione e il reciproco riconoscimento della loro conformità (recepita dal D.lgs. 9 maggio 2001, n.269), e dalla Raccomandazione 1999/519/CE, relativa alla limitazione dell'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici con frequenze da 0 Hz a 300 GHz.
In particolare l’assorbimento di energia elettromagnetica all’interno della testa non può essere superiore a 2 Watt/kg, per ogni elemento di tessuto di massa pari a 10 g.
Il rispetto del requisito è sempre riferito a condizioni di prova in cui il telefono è a diretto contatto con la testa. 
I livelli di esposizione
Quando effettuiamo una telefonata, l’antenna del nostro cellulare emette energia durante la ricerca della stazione (potenza massima) e nel corso della conversazione, ma solo quando siamo noi a parlare, mentre non viene emessa energia durante la fase di ascolto dell’interlocutore.
I manuali dei telefoni riportano obbligatoriamente il valore massimo di assorbimento di energia (in termini di SAR, Specific Absorbtion Rate) prodotto dal telefono.
In realtà, studi scientifici hanno dimostrato che, a parità di tempo d’uso, il maggiore determinante del livello di esposizione personale è costituito dall’efficienza e dalla qualità della copertura di rete delle stazioni radio base, indipendentemente dal modello di telefono e dal massimo SAR dichiarato.
Ove la qualità della copertura delle stazioni è ottimale i telefoni sono in grado di operare alla potenza minima, o quasi. Al contrario una scarsa o poco efficiente copertura di rete costringe il telefono a ricercare in continuazione la migliore connessione e ad utilizzare ripetutamente la sua potenza massima.
Cambiamenti di stazione (hand-over in linguaggio tecnico) possono intervenire più volte durante una stessa chiamata e ciò comporta l’emissione di potenza da parte del telefono a livelli che tornano al valore massimo, per poi ridursi di nuovo.
Anche il movimento dell’utente (ad esempio per l’uso in automobile) induce il telefono a ricercare frequentemente nuove connessioni con la migliore stazione disponibile.
Dal punto di vista biofisico, l’energia radiofrequenza (RF) emessa dal telefono cellulare durante le chiamate vocali viene assorbita dalla pelle e dai tessuti immediatamente circostanti all’area di contatto tra il dispositivo e la testa dell’utilizzatore.
In un’indagine di valutazione dell’esposizione condotta nell’ambito dello studio internazionale Interphone, effettuata utilizzando prototipi di telefoni in grado di registrare in continuo la potenza, è stato osservato che l’energia media emessa dall’antenna del telefono nell’unità di tempo è maggiore per le telefonate più brevi (inferiori ad 1-2 minuti), rispetto alle telefonate più lunghe.
Testo tratto da
http://www.salute.gov.it

lunedì 30 giugno 2014

Gli smartphones aiutano i medici a scoprire i nostri batteri

Uno studio condotto da un team di ricercatori della americana University of Oregon, coordinato dal professor James Meadow rivela che i nostri cellulari sono lo specchio dei batteri che portiamo nel nostro corpo, il cosiddetto microbioma, cioè la somma del patrimonio genetico e delle interazioni ambientali con la totalità dei microrganismi che popolano il nostro organismo.I ricercatori hanno esaminato i batteri presenti sul touchscreen di un campione di individui e poi i batteri presenti sulle loro mani. I risultati hanno mostrato una elevata concordanza tra il microbioma del cellulare e quello del suo possessore. In media, tocchiamo il nostro cellulare 150 volte al giorno e questo facilita il passaggio dei batteri.
I microbi più abbondanti sui telefonini sono risultati appartenere a 3 generi con cui l'uomo è spesso in contatto: gli streptococchi presenti nella bocca, gli stafilococchi e i corinebatteri che si trovano sulla pelle.
Ora si pensa ad un'applicazione pratica per questa scoperta e cioè alla possibilità di utilizzare gli effetti personali come strumento non invasivo per monitorare la nostra salute.
Secondo gli studiosi, in futuro gli schermi degli smartphones potranno essere usati per tracciare l’esposizione a questi microrganismi, permettendo esami su possibili infezioni direttamente dall’analisi dei display.
Questa scoperta consentirà, anche, di mettere a punto protocolli più rigidi nelle corsie degli ospedali e nella pratica clinica: quando medici, paramedici e visitatori maneggiano i propri cellulari in reparto, introducono o portano fuori dall'ospedale potenziali agenti patogeni cosa non da poco visto che le infezioni ospedaliere riguardano un paziente su 20.

Foto e testo tratti da
Ansa
https://peerj.com/articles/447/
http://about.me/james.meadow

mercoledì 11 giugno 2014

Classifica super frutta e verdura contro malattie croniche

Classifica super frutta e verdura contro malattie croniche
E’ stata messa a punto la prima classifica dei ‘super’ frutti e delle ‘super’ verdure, a piu’ alta capacita’ protettiva dalle malattie croniche del secolo, come la patologie cardiovascolari, neurodegenerative e il cancro.
La classifica e’ stata stilata dal Centers of disease control and prevention statunitense. Pubblicata su Preventing Chronic disease tiene conto per la prima volta del contenuto dei nutrienti in rapporto alle calorie.
Sono in tutto 41 i vegetali promossi e nella top 5 della lista spiccano crescione, cavolo cinese, bietole, barbabietole verdi e spinaci. Negli ultimi 5 posti rape, more, porri, patate dolci e pompelmo bianco.
I meno protettivi contro cancro e patologie cardiache sono mele, banane, mais e patate.
Il punteggio, battezzato dai ricercatori della William Paterson university che ha condotto l’analisi ‘Powerhouse fruit and vegetable’ (PFV), tiene conto del contenuto dei nutrienti protettivi per la salute come potassio, fibre, proteine, calcio, ferro, tiamina, riboflavina, niacina, folati, zinco e vitamine A, B6, B12, C, D, E e K, in rapporto al contenuto calorico su 100 grammi e i valori si riferiscono ai vegetali crudi.


Frutti e verdure
Contenuto dei nutrienti
in rapporto alle calorie
Crescione
100.00
Cavolo cinese
91.99
Bietola
89.27
Barbabietola verde
87.08
Spinaci
86.43
Cicoria
73.36
Foglia di lattuga
70.73
Prezzemolo
65.59
Lattuga romana
63.48
Cavolo verde
62.49
Rapa verde
62.12
Senape verde
61.39
Indivia
60.44
Erba cipollina
54.80
Cavolo
49.07
Dente di leone verde
46.34
Pepe rosso
41.26
Rucola
37.65
Broccoli
34.89
Zucca
33.82
Cavolini di Bruxelles
32.23
Scalogno
27.35
Cavolo rapa
25.92
Cavolfiore
25.13
Cavolo
24.51
Carota
22.60
Pomodoro
20.37
Limone
18.72
Lattuga iceberg
18.28
Fragola
17.59
Ravanello
16.91
Zucca (tutte le varietà)
13.89
Arancia
12.91
Calce
12.23
Pompelmo (rosa e rosso)
11.64
Rapa svedese
11.58
Rapa
11.43
Mora
11.39
Porro
10.69
Patata americana
10.51
Pompelmo (bianco)
10.47

Testo tratto da
http://www.ansa.it/terraegusto/notizie/rubriche/salute/2014/06/11/classifica-super-frutta-e-verdura-contro-malattie-croniche_60c6a328-b824-412a-a243-6c5bd02603c1.html
Defining Powerhouse Fruits and Vegetables: A Nutrient Density Approach
http://www.cdc.gov/pcd/issues/2014/13_0390.htm

Coldiretti, allarme "veleni" sui cibi importati

Coldiretti, allarme "veleni" sui cibi importati: Dossier “La crisi nel piatto degli italiani nel 2014”
La Coldiretti ha redatto un Dossier “La crisi nel piatto degli italiani nel 2014”, nel quale si espone una  “Classifica dei cibi più contaminati”, elaborata sulla base delle analisi condotte dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) nel Rapporto 2014 sui Residui dei Fitosanitari in Europa.


La classifica dei cibi più contaminati

PRODOTTO                         PAESE                         IRREGOLARITA’
                                      DI PROVENIENZA                          IN %
1) Peperoncino                      Vietnam                                 61,5
2) Melagrana                          Turchia                                  40,5
3) Frutto della passione        Colombia                                25,0         
4) Lenticchie                          Turchia                                   24,3
5) Arance                               Uruguay                                 19,0
6) Ananas                               Ghana                                   15,6
7) Foglie di Tè                          Cina                                     15,1
8) Riso                                     India                                     12,9
9) Fagioli                                 Kenya                                   10,8
10) Cachi                                Israele                                   10,7
 Fonte: Elaborazione Coldiretti su dati Efsa

Con il 61,5 per cento dei campioni risultati irregolari per la presenza di residui chimici è il peperoncino proveniente dal Vietnam il prodotto alimentare meno sicuro in vendita in Italia che, nel corso del 2013, ne ha importato ben 273.800 chili.
Le importazioni agroalimentari in Italia hanno raggiunto la cifra record di 39 miliardi di euro nel 2013 con un aumento del 20 per cento rispetto all’inizio della crisi nel 2007. Se nella maggioranza del peperoncino dal Vietnam esaminato è stato trovata la presenza in eccesso di difenoconazolo, ma anche di hexaconazolo e carbendazim che sono vietati in Italia sul peperoncino, a preoccupare, secondo la Coldiretti, è anche l’arrivo sul territorio nazionale nel 2013 di 1,6 milioni di chili di lenticchie dalla Turchia che, secondo l’Efsa, sono  irregolari in un caso su quattro (24,3 per cento) per residui chimici in eccesso e delle arance dall’Uruguay che  presentano il 19 per cento dei campioni al di sopra dei limiti di legge per la presenza di pesticidi  come imazalil  ma anche di fenthion, e ortofenilfenolo vietati in Italia.

Immagini e testo tratti da
http://www.coldiretti.it/news/Pagine/367---28-Maggio-2014.aspx
http://www.ilpuntocoldiretti.it/attualita/Pagine/Allarmevelenisuicibiimportati.aspx