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martedì 21 ottobre 2014

Ecover Ocean Plastic Project: Clean Oceans And Clean Dishes

New Ecover Bottle made from waste plastic fished out of the ocean
Ecover has launched its first ever bottle made from waste plastic fished out of the ocean.
The special edition Ocean Bottle holds Ecover’s washing up liquid and is made with ten percent recycled Ocean Plastic (the remaining plastic is recycled from other sources). The washing-up liquid itself has been developed with a special ‘sea lavender and eucalyptus’ fragrance – bringing the scent of the sea to homes across the UK without compromising on the performance you’d expect from Ecover.



Immagini, testo e video tratti da
http://uk.ecover.com


L’ecopackaging dei biodetersivi dalla plastica dei mari
L’azienda belga Ecover lancia l’ Ocean Bottle, il primo detersivo confezionato grazie al riciclo del rifiuti polimerici dispersi in mare.
Fin dai suoi esordi questa società belga è stata tra i pionieri dei detersivi senza fosfati, preferendo piuttosto tensioattivi vegetali derivati da olio di cocco e di alghe. A ciò si sono aggiunti nel tempo anche enzimi naturali, sbiancati biologici e oli essenziali a sostituzione delle profumazioni sintetiche.
Ecover porterà in tutti i supermercati britannici Tesco, la prima bottiglia di detersivo per lavatrice realizzata dal riciclo dei rifiuti plastici presenti in mare. Per realizzare la sua nuova “Ocean Bottle”, l’azienda  ha lavorato con il produttore Logoplaste, che ha combinato i rifiuti polimerici marini con una bioplastica prodotta mixando la canna da zucchero e la plastica riciclata.
I primi esemplari di Ocean Bottle conterranno solo un 10% di rifiuti marini, ma l’obiettivo del progetto è quello di riuscire ad aumentare gradualmente questa percentuale.

Immagini e testo tratti da

venerdì 19 settembre 2014

Bioplastica dal granchio rosso del Guadalquivir

Bioplastica dal granchio rosso del Guadalquivir
L’Università di Siviglia è riuscita a sviluppare dai rifiuti della lavorazione del granchio una bioplastica resistente e impermeabile

Il gruppo di ricerca Tecnologia e Disegno di Prodotti Multicomponenti dell’Università di Siviglia è riuscito ad ottenere materie bioplastiche dai rifiuti derivanti dagli impianti di trasformazione del granchio rosso del Guadalquivir.
Gli esperti hanno utilizzato una mescola a base di una proteina derivata dai crostacei per sviluppare materiale biodegradabile da impiegare come alternativa alle materie plastiche convenzionali smaltendo un grande quantitativo di rifiuti dell’industria della lavorazione del granchio.  Secondo il ricercatore a capo del team Antonio Guerrero, gli stabilimenti di trasformazione dei molluschi generano un grande volume di effluenti liquidi e rifiuti solidi che spesso non vengono riciclati.

Immagini e testo tratti da
http://www.rinnovabili.it/innovazione/bioplastica-granchio-rosso-guadalquivir-123/


giovedì 18 settembre 2014

Batteri, le nuove fattorie della bioplastica dai rifiuti

Batteri, le nuove fattorie della bioplastica dai rifiuti. Come ottenere polimeri organici che siano economicamente competitivi.

Ottenere la bioplastica dai rifiuti urbani è l’ultima mira della Green Chemistry internazionale, mentre a tentare l’impresa in Europa è il Progetto Synpol.
Il team del progetto sta valutando quali miscele di specie batteriche siano in grado di migliorare l’efficienza di conversione dei Rifiuti Solidi Urbani (RSU) in polimeri organici riutilizzabili. I rifiuti delle materie prime complesse contengono, infatti, grandi quantità di carbonio che i batteri sono in grado di digerire per rilasciare in cambio molecole riutilizzabili.
Il processo di produzione messo a punto da Synpol segue tre fasi:
  • Compressione dei rifiuti.
  • Pirolizzazione.
  • Gassificazione per produrre syngas. Questo gas sintetico, ricco di carbonio e idrogeno viene quindi fermentato dai batteri geneticamente modificati.
I prodotti derivati dalla fermentazione del syngas (gas di sintesi) generato dai rifiuti urbani, agricoli e che provengono dal trattamento dell’acqua saranno utilizzati per sviluppare nuovi biopolimeri.
I due vantaggi principali del progetto Synpol sono:
  • I flussi di rifiuti utilizzati per la produzione di gas di sintesi non entrano mai in competizione con la catena di valore del cibo, come succede nella produzione di biodiesel.
  • Il prodotto finale, la bioplastica prodotta da batteri, sarà al 100 per cento biodegradabile.
I ricercatori guidati da José Luis García López, professore di biotecnologia ambientale presso il Centro di Ricerca Biologica (CIB) di Madrid, stanno tentando di determinare quali ceppi batterici possano essere combinati per dar vita ad una vera e propria super fattoria.

Progetto Synpol (biopolimeri da fermentazione Syngas)
Un progetto finanziato dall’Europa sta studiando come, recuperando preziose sostanze dai rifiuti, si può riuscire a creare biopolimeri, materiale base delle plastiche biologiche.


Testo tratto da
http://www.rinnovabili.it/innovazione/batteri-fattorie-bioplastica-dai-rifiuti-urbani-666/
http://www.synpol.org/
http://www.rinnovabili.it/ambiente/bioplastica-rifiuti-synpol-rsu-polimeri-357/